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lunedì 19 novembre 2018

11. ALADINO e la LAMPADA MERAVIGLIOSA

Aladino e la lampada meravigliosa è uno dei più celebri racconti de Le mille e una notte; esso, tuttavia, non compare nella versione originale della raccolta, ma appare la prima volta nell'edizione in francese di Antoine Galland.



La storia si svolge in Cina: Aladino è uno sfaccendato figlio di un sarto che si fa mantenere dalla vecchia madre vedova perché ancora non ha trovato la sua strada. 
Un giorno un mago finge di essere suo zio e lo convince a farsi prendere da lui, un puro, definito dall’Oracolo “Diamante grezzo”, un lampada magica che si trova nella “Caverna delle Meraviglie”. Per protezione il mago gli dona un anello magico. 
Quando Aladino sta per uscire dalla grotta il mago vorrebbe prendere la lampada, ma non ci riesce e la grotta si richiude con dentro il giovane. Aladino riesce ad uscire con l’aiuto di un “marid”, il ginn dell’anello. 
Poi, grazie alla lampada magica, che ospita un Genio potentissimo, ottiene ricchezze, un palazzo da sogno e sposa la bellissima Badr al Budur, figlia del sultano, di cui si è perdutamente innamorato. Quando il mago scopre che la lampada è in possesso di Aladino, con uno stratagemma riesce a portargliela via e fa trasferire dal Genio, che ora è al suo servizio, il palazzo con tutti gli averi in Africa, sua patria. Aladino, però, ha ancora l’anello e strofinandolo riesce anche lui ad amdare in Africa. Qui con l’aiuto della moglie droga il mago e gli taglia la testa e, dopo altre avventure, i due tornano in Cina dal Sultano e... vivono felici e contenti.


<<In men che non si dica, il ragazzo si ritrovò dalla madre, le mostrò le pietre preziose e la lampada che aveva con sé.
La donna trasalì, comprendendo la straordinarietà di quanto vedeva.
Nervosamente si mise a pulire la lampada che, essendo magica, era la casa di un genio ancor più potente di quello dell’anello.
Richiamato da quel gesto, il nuovo genio subito le comparve davanti.
"Sono al tuo servizio", s’inchinò. "Ordina e io ti esaudirò".
Fino ad allora, nella povera casa di Aladino si era sofferta la fame, perciò ella chiese una tavola imbandita con gustose vivande e buon vino.
Immediatamente la tavola fu apparecchiata: una tavola principesca, che ritornò tutti i giorni, due volte al giorno.
Sostenuto dalla buona sorte, Aladino smise di oziare, lavorò, si dette buon nome. La gente giunse persino a lodarlo, a riverirlo. >>






lunedì 12 novembre 2018

8. La lampada RACCONTATA per IMMAGINI


Un noto racconto per immagini la cui storia ruota attorno all'oggetto della lampada è "Green Lantern" (in ITA "Lanterna verde").

Green Lantern è stata una testata a fumetti esordita nel 1941 che pubblicava storie incentrate sull'omonimo personaggio della DC Comics; venne edita per oltre 500 numeri divisi in cinque serie fino al 2016 quando venne sostituita da altre due testate incentrate sul personaggio.

In: Showcase vol. 1, Gardner Fox, in Green lantern, n. 22, Settembre 1959

giovedì 8 novembre 2018

5. La POESIA,G.Pascoli

Pubblicata per la prima volta sul «Marzocco» del 9 gennaio 1898, venne poi raccolta in Cl e collocata emblematicamente in apertura del volume, ad esemplificare la funzione-guida della poesia, in senso consolatorio, attraverso un catalogo di immagini myricee.
Il Pascoli afferma che «la poesia, in quanto è poesia, la poesia senza aggettivo, ha una suprema utilità morale e sociale» e ripone il «sentimento poetico» in «chi trova la poesia in ciò che lo circonda, e in ciò che altri soglia spregiare». La metafora della lampada, per dichiarazione esplicita del poeta, è ricavata da Dante, che la mette in bocca a Stazio a proposito di Virgilio e anche dai Vangeli.
Nella struttura sinuosa della lirica si osserva una gradazione di sviluppo dai momenti collettivi della veglia e della cena fino alla vicenda individuale della nascita e della morte, attraversola fase intermedia della preghiera, del villaggio e del singolo.

Qui i primi versi della strofa II:
<< ... 
la lampada, forse, che a cena
raduna;
che sboccia sul bianco, e serena
su l'ampia tovaglia sta, luna
su prato di neve;
e arride al giocondo convito; 
... >>

4. LAMPADA ad ARCO

Lampada ad arco è un’opera di Giacomo Balla realizzata con l’intento di indagare la natura della radiazione luminosa artificiale.
L’utilizzo di un soggetto banale e comune come una lampada elettrica fu una scelta teorica del pittore. Era infatti sua intenzione esaltare l’utilizzo dell’energia elettrica e dimostrare che vi era della bellezza anche nell’emissione luminosa di una lampada industriale. Lo stesso artista dichiarò che era sua intenzione dimostrare la superiorità di un bagliore elettrico rispetto all’ispirazione prodotta da un chiaro di luna romantico. 


Le precisazioni di Balla furono scritte in una lettera indirizzata a Alfred Barr jr, nel 1954, in seguito all’acquisizione dell’opera da parte del MoMA.
In questa dichiarazione si colgono gli intenti della poetica modernista che verranno pubblicati nel Manifesto del Futurismo sul quotidiano Le Figaro di Parigi il 20 febbraio 1909 da Filippo Tommaso Marinetti. 


[Giacomo Balla, Lampada ad arco, 1909-1911, Museum of Modern Art (MoMa)]