L’utilizzo di un soggetto banale e comune come una lampada elettrica fu una scelta teorica del pittore. Era infatti sua intenzione esaltare l’utilizzo dell’energia elettrica e dimostrare che vi era della bellezza anche nell’emissione luminosa di una lampada industriale. Lo stesso artista dichiarò che era sua intenzione dimostrare la superiorità di un bagliore elettrico rispetto all’ispirazione prodotta da un chiaro di luna romantico.
Le precisazioni di Balla furono scritte in una lettera indirizzata a Alfred Barr jr, nel 1954, in seguito all’acquisizione dell’opera da parte del MoMA.
In questa dichiarazione si colgono gli intenti della poetica modernista che verranno pubblicati nel Manifesto del Futurismo sul quotidiano Le Figaro di Parigi il 20 febbraio 1909 da Filippo Tommaso Marinetti.
[Giacomo Balla, Lampada ad arco, 1909-1911, Museum of Modern Art (MoMa)]

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